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In
quest'èra tecnologica ed industriale, di sorprendenti
e cifrati capovolgimenti culturali, quella pittura eseguita en plein air, dagli effetti intrinsecamente emozionali, continua ad alimentare artisti. Ciò vuol dire che questi sentono di osservare con mente pura l'ambiente per trasferirlo poi nel mezzo (tela, tavola od altro) per l'espressione. Operazioni del genere trovano certa ripresa appassionata di sviluppo in una silloge di opere del giovane Florindo Romano, partenopeo, ma lavoratore da anni nella città scaligera, rigogliosa d'arte tradizionale, ma pure di cospicue proposte nuovissime. In prevalenza, i luoghi del Veronese, con qualche osservazione che il pittore rivolge all'area singolare lagunare, trovano collocazione ed espressione in questa silloge di opere costellate di azzurri, bianchi, ocra, rossi e gialli. Consuetudinaria si legge, pertanto, sotto il profilo tecnico e tematico, l'azione pittorica di Romano. "Ponte Pietra" (olio su tela, 25 x 35), con alcune riprese di splendide costruzioni sacre, sono l'esempio di una tematica spesso sviluppata perché, come tratto di un'antica opera umana e storia, seducente; pure così nelle pagine del pittore Romano, abile nella concertazione coloristica, quieta ed intima, confrontabile un po' con quella di diversi tradizionalisti validi pittori napoletani. Infine, nelle prime proposte d'arte di Romano credo di scorgere certa dignità di regola, che emerge dal disegno e dall'impianto Tecnico, generando effetti luministici che pure in chi è Orientato ad intendere l'arte più avanzata, potranno destare fruizione di mente |
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Sebastiano
Saglimbeni
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